Politica

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31 ottobre
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Il presidente della commissione Esteri del Senato Vito Petrocelli, in odore di espulsione dal M5S per le sue posizioni «putiniane», non molla l’incarico istituzionale. «Non mi dimetto perché sento di rappresentare la Costituzione, la volontà degli italiani che non hanno più partiti che la rappresentino in Parlamento. Onorerò gli impegni per la pace e il dialogo internazionale che ho preso con gli elettori nel 2018» scrive su Twitter. Il senatore lo dice nel giorno in cui sono previste una riunione dei capigruppo a Palazzo Madama e una seduta della giunta per il Regolamento, in programma alle 16, chiamate ad affrontare il caso che lo riguarda. Tutti i componenti della commissione (ad eccezione del senatore Airola) hanno scritto alla presidente Casellati per esprimere la sfiducia nei confronti del presidente Vito Petrocelli, dopo le sue esternazioni filo-Putin. Sul tavolo della Giunta le varie ipotesi per far decadere Petrocelli dall’incarico e consentire così alla commissione di riprendere la normale attività.

Ancora ieri aveva ribadito la sua posizione indisponibile a fare dietrofront: «Ho agito secondo coscienza e secondo il mandato che gli elettori hanno dato ai Cinque Stelle nel 2018 - ha detto all’AGI - L’invio delle armi all’Ucraina ha reso l’Italia nei fatti belligerante contro la Russia e quello che avevo denunciato nel motivare la mia decisione di voto contrario si sta avverando in tutta la sua drammaticità: ci avviciniamo alla belligeranza piena seguendo la strategia folle di chi ora non nasconde di considerare Mosca un bersaglio militare». Le posizioni della Russia al tavolo dei negoziati con l’Ucraina restano le stesse: denazificazione, smilitarizzazione, neutralità, Crimea russa e status di autonomia per il Donbass. L’Europa ha il dovere morale di sedersi a quel tavolo, difendere la sovranità e indipendenza dell’Ucraina, trattare per bloccare l’escalation apocalittica che gli Stati Uniti hanno cercato e imposto. L’Ue non lo sta facendo e l’Italia, purtroppo, ha da subito preso le stesse posizioni del governo di estrema destra polacco piuttosto che quelle più moderate di Francia e Germania. È il momento di fermare questa follia».

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19 ago
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