Sport

Totti allo scoperto su Spalletti, Ilary e le bandiere: i retroscena

03 gennaio
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725mille

Francesco Totti si è raccontato in una lunga intervista rilasciata a Walter Veltroni sul Corriere della Sera. Tanti i temi toccati nel corso della chiacchierata, dall’attuale momento che sta vivendo il calcio – con l’abbandono della figura del numero 10 – alle sue vicende personali tra le quali il tormentato divorzio e la litigata con Luciano Spalletti. C’è spazio anche per qualche rimpianto come lo sputo a Poulsen e qualche speranza per il futuro come la voglia di lavorare con José Mourinho.

Da Mazzone a Spalletti: gli amori in panchina

Partiamo proprio con Luciano Spalletti, la cui relazione con Francesco Totti è finita addirittura in una serie tv come uno degli argomenti principali. Eppure i due si erano davvero amati in un primo momento: “Tra gli allenatori con cui mi sono trovato meglio per primo Mazzone, che ricordo con grande affetto. Poi Zeman e il primo Spalletti. Se lo incontrassi mi farebbe piacere”.

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Credo che tra noi ci sia un profondo legame. Anche perché quello che abbiamo passato insieme, quando arrivò da Udine, è per me, nella mia vita, qualcosa di irripetibile. Sia in campo che nel quotidiano. Io uscivo una o due volte a settimana con lui a cena. Luciano era una persona piacevole, divertente, sincera. Nella fase finale il nostro rapporto è stato condizionato dall’esterno, specie dai dirigenti o consulenti della società, e non ci siamo più capiti. Anche io ho fatto degli errori, ci mancherebbe. Credo che tutti e due, se tornassimo indietro, non entreremmo più in conflitto“.

Uno degli aneddoti più succosi riguardanti l’attuale Ct della Nazionale italiana è quel litigio con Christian Panucci: “Una volta un litigio tra Panucci e Spalletti. Due tipi che prendono fuoco facilmente. Cominciano a discutere nel campo, poi appena finita la partita tutti a correre per evitare che si menino. Si sono affrontati nello spogliatoio e per separarli si è messo in mezzo Bruno Conti, che è piccolo piccolo. A Bruno, nel trambusto, è andata di traverso una crostatina che stava mangiando. Manca poco muore“.

La fine dei numeri 10

Il calcio sta evolvendo, non sempre in meglio. Anche il ruolo del numero 10 è cambiato rispetto ai tempi in cui Francesco Totti giocava: “Erano i numeri e i ruoli più belli. Chissà, forse anche io avrei dovuto fare come Di Bartolomei o come Beckenbauer. Avrei potuto rinunciare a fare gol e mettermi dietro a impostare il gioco. Ma mi piaceva troppo segnare. E Spalletti, nell’ultima fase, mi ha consentito di spostarmi più avanti per farlo e raggiungere il mio record. Alla mia età — premesso che se fosse per me giocherei ancora — o vai più indietro, in campo, o più avanti”. 

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Adesso la vita per lui sarebbe differente: “Ora prevale il fisico sulla tecnica. Nel tempo in cui giocavo io c’erano sempre, in ogni squadra in Italia o all’estero, uno o due giocatori di altissimo livello. C’erano uno o due numeri dieci potenziali. Insieme facevano il numero venti. Saremo stati fortunati, ma il calcio era più bello”. Il suo idolo, invece, è stato Giuseppe Giannini, altra bandiera giallorossa. Mentre Zinedine Zidane e Alessandro Del Piero i colleghi più apprezzati sul rettangolo verde. Sempre restando in tema di numeri 10.

Le bandiere ammainate: Totti come Maldini, Del Piero e Baggio

Poi arriva il momento dell’amarezza. L’addio al calcio e il ruolo delle bandiere, ormai da tutti ammainate. “Il modo in cui è finita la mia storia con la Roma, sì, mi è dispiaciuto – racconta Totti -. La verità è che quando nel calcio non servi più non c’è più rispetto. Se Maldini, Del Piero, Baggio, io siamo fuori dal calcio significherà qualcosa, no?“. Per quanto riguarda l’attualità il Pupone non ha apprezzato l’addio alla Nazionale di Mancini mentre darebbe volentieri una mano a José Mourinho in giallorosso. Infine, spazio per un grande rammarico rappresentato dallo sputo a Poulsen: “È la cosa più assurda e lontana dal mio modo di intendere il calcio e la vita“.

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Chiudiamo con un argomento personale che però da un po’ di tempo a questa parte è chiaramente diventato di dominio pubblico. Ci riferiamo naturalmente al burrascoso divorzio tra Totti e Ilary Blasi: “Abbiamo passato venti anni insieme, con tanti momenti molto belli. Ora vorrei solo che trovassimo un equilibrio tra noi capace di proteggere i ragazzi che sono la più grande ragione, per ambedue, di amore. So che non è facile, ma quello che c’è stato tra noi, per tanti anni, è stato importante. Se troviamo questo equilibrio noi due, i ragazzi staranno bene e si sentiranno protetti“.




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Da Mazzone a Spalletti: gli amori in panchina

Partiamo proprio con Luciano Spalletti, la cui relazione con Francesco Totti è finita addirittura in una serie tv come uno degli argomenti principali. Eppure i due si erano davvero amati in un primo momento: “Tra gli allenatori con cui mi sono trovato meglio per primo Mazzone, che ricordo con grande affetto. Poi Zeman e il primo Spalletti. Se lo incontrassi mi farebbe piacere”.

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Il calcio sta evolvendo, non sempre in meglio. Anche il ruolo del numero 10 è cambiato rispetto ai tempi in cui Francesco Totti giocava: “Erano i numeri e i ruoli più belli. Chissà, forse anche io avrei dovuto fare come Di Bartolomei o come Beckenbauer. Avrei potuto rinunciare a fare gol e mettermi dietro a impostare il gioco. Ma mi piaceva troppo segnare. E Spalletti, nell’ultima fase, mi ha consentito di spostarmi più avanti per farlo e raggiungere il mio record. Alla mia età — premesso che se fosse per me giocherei ancora — o vai più indietro, in campo, o più avanti”. 

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