Politica

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26 ottobre
881
4mil

«Considero gravi le parole pronunciate dal mio collega consigliere perché hanno risuonato in una aula istituzionale, ma sono convinta non si sia trattato di un fatto personale. Al mio posto avrebbe potuto esserci un’altra donna e il tenore di quelle frasi non sarebbe mutato. Quello che sto criticando è un habitus mentale, purtroppo ancora duro a morire». Donatella Merra, assessora leghista alle Infrastrutture della Regione Basilicata, è ancora provata per la frase sessista («le ho consigliato i gargarismi di pisello...») che lunedì le ha rivolto in diretta video nel consiglio regionale il consigliere di Fratelli d’Italia Rocco Leone ma sposta l’attenzione dal piano personale a quello generale. «Esiste ancora un profondo problema di tipo culturale “strutturale”, atavico retaggio di epoche infauste di marginalizzazione delle donne, non ancora risolto» spiega al Corriere Merra. Per poi aggiungere una sottolineatura importante anche sul piano personale: «Pago lo scotto di essere l’unica donna eletta nella maggioranza di governo e di essere arrivata a tale risultato attraverso un processo molto travagliato di affermazione all’interno della stessa maggioranza, del mio ruolo politico istituzionale (Assessore Infrastrutture e mobilità) che si tende inesorabilmente a relegare a risibile concetto delle quote di genere».

L’esponente di FdI non si è scusato direttamente con lei, ma ha preferito diffondere un comunicato stampa. «Quanto accaduto ieri mi ha profondamente segnato. Esprimo le mie più sentite e sincere scuse all’assessore Merra, a cui mi lega un rapporto di assoluto e reciproco rispetto, che sono certo sappia benissimo che non volevo in alcun modo mancarle di rispetto né istituzionale tantomeno personale. Sento di dovere delle scuse anche alle donne, alle mamme, ai lucani tutti che mi hanno scelto quale loro rappresentante». Leone ha aggiunto: «Il mio più forte rammarico - ha fatto sapere Leone, per il quale molti hanno chiesto le dimissioni - è che una pessima frase pronunciata come battuta tra colleghi, perché di questo si tratta, nonostante il moralismo che dagli stessi ne è venuto successivamente in maniera totalmente ipocrita e strumentale, carpita da un microfono, possa oscurare il mio impegno professionale, sociale e solo da ultimo politico a sostegno delle donne. Ricordo a me stesso, prima ancora che agli altri, che la mia vita è sempre stata devoluta al sostegno delle donne e ancor più delle mamme e dei loro bambini e decine di anni di dedizione non possono essere cancellate da una frase».

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19 ago
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Ma il caso non è ristretto ad una battuta greve, infelice, sbagliata, per l’assessora Merra: «ciò che non si vede può essere anche peggio di quello che saltuariamente si manifesta con atteggiamenti di patente machismo. C’è un sessismo, quasi di natura automatica, che si innesta nei processi sociali e istituzionali, di cui hanno parlato molte femministe del passato, difficile da sovvertire. Qualcuno ha creduto di poter riuscire nell’impresa ricorrendo a “cure palliative” come le quote rosa ma quasi subito abbiamo capito di aver scelto una scorciatoia e non una strada maestra, di essere finite in una “riserva indiana”, in un “garantismo pro quota” che ci ha allontanato dalle rivendicazioni essenziali.

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«Considero gravi le parole pronunciate dal mio collega consigliere perché hanno risuonato in una aula istituzionale, ma sono convinta non si sia trattato di un fatto personale. Al mio posto avrebbe potuto esserci un’altra donna e il tenore di quelle frasi non sarebbe mutato. Quello che sto criticando è un habitus mentale, purtroppo ancora duro a morire». Donatella Merra, assessora leghista alle Infrastrutture della Regione Basilicata, è ancora provata per la frase sessista («le ho consigliato i gargarismi di pisello...») che lunedì le ha rivolto in diretta video nel consiglio regionale il consigliere di Fratelli d’Italia Rocco Leone ma sposta l’attenzione dal piano personale a quello generale. «Esiste ancora un profondo problema di tipo culturale “strutturale”, atavico retaggio di epoche infauste di marginalizzazione delle donne, non ancora risolto» spiega al Corriere Merra. Per poi aggiungere una sottolineatura importante anche sul piano personale: «Pago lo scotto di essere l’unica donna eletta nella maggioranza di governo e di essere arrivata a tale risultato attraverso un processo molto travagliato di affermazione all’interno della stessa maggioranza, del mio ruolo politico istituzionale (Assessore Infrastrutture e mobilità) che si tende inesorabilmente a relegare a risibile concetto delle quote di genere».

L’esponente di FdI non si è scusato direttamente con lei, ma ha preferito diffondere un comunicato stampa. «Quanto accaduto ieri mi ha profondamente segnato. Esprimo le mie più sentite e sincere scuse all’assessore Merra, a cui mi lega un rapporto di assoluto e reciproco rispetto, che sono certo sappia benissimo che non volevo in alcun modo mancarle di rispetto né istituzionale tantomeno personale. Sento di dovere delle scuse anche alle donne, alle mamme, ai lucani tutti che mi hanno scelto quale loro rappresentante». Leone ha aggiunto: «Il mio più forte rammarico - ha fatto sapere Leone, per il quale molti hanno chiesto le dimissioni - è che una pessima frase pronunciata come battuta tra colleghi, perché di questo si tratta, nonostante il moralismo che dagli stessi ne è venuto successivamente in maniera totalmente ipocrita e strumentale, carpita da un microfono, possa oscurare il mio impegno professionale, sociale e solo da ultimo politico a sostegno delle donne. Ricordo a me stesso, prima ancora che agli altri, che la mia vita è sempre stata devoluta al sostegno delle donne e ancor più delle mamme e dei loro bambini e decine di anni di dedizione non possono essere cancellate da una frase».

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Ma il caso non è ristretto ad una battuta greve, infelice, sbagliata, per l’assessora Merra: «ciò che non si vede può essere anche peggio di quello che saltuariamente si manifesta con atteggiamenti di patente machismo. C’è un sessismo, quasi di natura automatica, che si innesta nei processi sociali e istituzionali, di cui hanno parlato molte femministe del passato, difficile da sovvertire. Qualcuno ha creduto di poter riuscire nell’impresa ricorrendo a “cure palliative” come le quote rosa ma quasi subito abbiamo capito di aver scelto una scorciatoia e non una strada maestra, di essere finite in una “riserva indiana”, in un “garantismo pro quota” che ci ha allontanato dalle rivendicazioni essenziali.

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